La mattina del 23 aprile 2026, nell’ambito della Design Week e del Salone del Mobile di Milano, si è tenuta, presso la Veneranda Pinacoteca Ambrosiana, la conferenza stampa di inaugurazione della mostra “Istituto Italo Cinese for Hunan and Sichuan University, China: Preserving Ethnic Minorities Cultural Heritage Through Innovation Design”.
L’evento ha visto la partecipazione di numerosi relatori di rilievo, tra cui il neo Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano, Zhang Chenggang, recentemente arrivato in Italia. A lui l’Istituto Italo Cinese ha rivolto un caloroso augurio di buon lavoro e di una proficua permanenza in Italia. Questo appuntamento insieme all’Istituto, unico ente dedicato alle relazioni diplomatiche e culturali tra Italia e Cina, fondato dal Senatore Vittorino Colombo e attivo ininterrottamente da oltre 55 anni, rappresenta il primo incontro culturale ufficiale del Console Zhang nella città di Milano .
Ad aprire e moderare l’incontro è stata la Presidente dell’Istituto Italo Cinese, Maria Rosa Azzolina. Sono intervenuti, tra gli altri, Sergio Gaddi per Regione Lombardia, Marco Navoni in qualità di Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Francesco Vassallo, Vicesindaco della Città Metropolitana di Milano, e Stefano Boeri, Presidente della Triennale di Milano e architetto di fama internazionale.
Il progetto è stato successivamente illustrato da docenti e dottorandi delle Università dello Hunan e del Sichuan, insieme al Professor Ji Tie, Rettore dell’Università di Design dell’Hunan, Curatore della mostra.
L’esposizione si propone di mettere in dialogo due ambiti fondamentali ma apparentemente distanti: la memoria storica collettiva e l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è dar vita a un linguaggio nuovo, capace di risultare al contempo innovativo e familiare. In questo contesto, l’intelligenza artificiale viene impiegata come strumento per connettere passato e futuro, creando uno spazio di confronto tra artigianato e innovazione. Ne emerge un intreccio virtuoso tra memoria storica, identità culturale ed evoluzione tecnologica.
Il progetto è organizzato in quattro sezioni.
Il Progetto Plan A (rtifact) dell’Università dell’Hunan si focalizza sulla valorizzazione digitale del patrimonio culturale immateriale, sull’innovazione sociale e mira alla rivitalizzazione delle aree rurali. L’ateneo presenta attraverso una piattaforma AI dedicata al broccato Dong e installazioni interattive, un lavoro che mostra come la tecnologia possa interagire con l’operato umano senza sostituirlo. Il progetto evidenzia affinità tra tessuti cinesi e italiani, proponendosi come un ponte culturale che mira a riscoprire le radici comuni. Il Progetto Plan C (ommunity), dell’Università dell’Hunan, “Nuovo Canale – Design e Innovazione Sociale”, attivo da oltre dieci anni, ha l’obiettivo costante di costruire comunità rurali resilienti nel contesto del cambiamento tecnologico e sociale. In questo ambiente il design si evolve da strumento di risoluzione dei problemi a motore fondamentale per l’attivazione delle dinamiche endogene delle aree rurali. Il Progetto Plan B (ee), presentato dall’Accademia di Belle Arti del Sichuan, esplora la creazione collaborativa tra esseri umani ed intelligenza artificiale attraverso tre opere principali. La prima mostra una collaborazione tra api e apicoltori, dove un team ha sviluppato supporti strutturali che guidano le api nella costruzione di alveari tridimensionali, dando forma a opere di bioformazione 4D. La seconda opera riguarda la digitalizzazione dei tessuti dell’etnia Dong, il liangbu, una particolare sto_a lucida realizzata manualmente dalle donne Dong e trattata con albume d’uovo è stato trasformato da tessuto originariamente destinato agli abiti nunziali in un mezzo artistico contemporaneo. Nella terza opera invece, sono stati raccolti quasi 2000 campioni di broccati e ricami appartenenti a varie etnie ed attraverso l’impiego di strumenti di tecnologia avanzata è stato sviluppato un sistema integrato di divulgazione digitale, esperienza immersiva e innovazione sociale. Il progetto Plan D (iversity) con L’Università Normale del Sichuan analizza il legame tra l’archeologia antica, come quella di Sanxingdui, e la moda contemporanea attraverso database digitali e studi interdisciplinari. Il progetto evidenzia l’importanza della cooperazione internazionale, in particolare con l’Istituto Europeo di Design (IED), per formare talenti capaci di portare le radici culturali cinesi sui mercati globali.


